(15-04-2008)
So esattamente dove si trovano le mie connessioni cerebrali, so dove lascio le cose e di conseguenza anche dove le perdo. So che ogni lasciata è persa e so anche che nulla è per sempre.
Spesso, poco prima di addormentarmi, i pensieri vanno alla rinfusa (ma sarebbe piu’ corretto dire alla confusa) e si affollano cose state e venture, persone conosciute e mai viste e la mattina, spesso il pomeriggio, mi sveglio con un senso di incompiutezza: la macchina è parcheggiata la, ma è come se fosse a millenni di distanza e le parole si intrecciano come un copione.
Ma porca paletta questo non è reale, anzi, lo è, tremendamente e quel vuoto che ti assale non vuol piu’ andar via, scappi correndo come un animale, esanime scopri che è sempre un passo davanti a te.
Perche’ la noia come la solitudine non è una cosa materiale, è uno status (symbol) mentale: te la porti dietro dalla nascita.
CUCU’, ed è gia’ li e non bastano tutti i diversivi di questo mondo comprese le ottime Ale Inglesi per farla andar via. Inutile, so esattamente dove ho messo il cellulare ma potrebbe essere ovunque, percio’ uscir fuori, prendere una boccata d’aria e trovare nuove e vecchie conoscenze produrebbe soltanto risposta palliativa ed un antibiotico dev’essere ancora scoperto. Torno a letto e i pensieri ricominciano a venire: gente e accadimenti, che non voglio piu’, bussano insistentemente e non bastano tutti i “torna piu’ tardi” di quest’epoca per farli rinsavire.
Cosi’ le cose non le cerchi: capitano. Come quando ti innamori sempre della persona sbagliata, che poi sarebbe quella giusta in un “altroverso” (e vai di citazione).
Ma mica l’ho lasciato li io sul serio il mio portafogli: smettila di perderti…
Cosi’ mi sveglio definitivamente, il sole o la pioggia battono sulla mia faccia e affronto l’ennesima stagione delle nebbie: riprendo quello che è mio, se lo trovo, mi rilasso e affronto tranquillamente con la mia nevrosi post-tutto (lavoro,ingiustizie,commissioni, bollettini postali etc. etc. ) cercando di riprendere un filo logico, sfoderare quella giusta dose di sano ottimismo che il trentenne rampante di oggi deve per forza mostrare: mentre si accorge, drammaticamente, che la macchina è parcheggiata la dove l’aveva messa.
Ma in fondo non ne sono nemmeno cosi’ sicuro…forse domani riusciro’ a farne a meno.
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