Harbowl

Ovviamente gli americani stanno già impazzendo per la sfida fratricida che le panchine di Ravens e 49ers proporanno per il prossimo Super Bowl.

Da un punto di vista squisitamente tecnico invece sarebbe stato più interessante vedere New England contro San Francisco: a rischio di fare brutte figure la sensazione è che i secondi contro Baltimore abbiamo la strada spianata per raggiungere Pittsburgh (6 SB) in cima alla classifica delle vincenti di questa manifestazione (in senso lato i 13 titoli di Green Bay ma anche i 9 di Chicago sono ancora lontani).

Invece la formazione capitanata da Brady rischia di diventare la più grande incompiuta (Buffalo Bills a parte ovviamente) della storia NFL perchè al di la dei 3 titoli vinti oltre ad aggiungere i 2 persi malamente contro i Giants (altre due sconfitte in finale sono da annoverare nell’era pre-Belichick) la franchigia ex Boston è alla seconda sconfitta in finale di Conference (terza totale) degli ultimi 13 anni: un periodo che l’ha vista per lunghi tratti dominante ma, vista l’età media della squadra, rischia di terminare con un bottino (i tre titoli appunto) relativamente scarso rispetto alle potenzialità espresse.

Che dire invece di Baltimore? Bella la rivincita (quasi di soli nervi e cuore) che si è presa contro New England, fa piacere per Ray Lewis all’ultima stagione abbia la possibilità di chiudere un cerchio (quasi) aperto 13 anni fa con il titolo vinto contro i Giants (notare come spesso la Storia ami ripetersi)  ma nonostante sembri essere in stato di grazia (ieri sera cosa che è stata confermata) Flacco non sembra essere QB da vincere un Super Bowl (ma magari sarò smentito).

L’incognita Kaepernick invece pesa sui 49ers perchè il ragazzo fino ad ora ha alternato cose pregevolissime (più sugli scramble che non sui lanci a dire il vero) ad alcune amnesie (lo stesso si può dire della formazione difensiva di San Francisco: ben più solida appare quella dei Ravens) ma la Storia dice che SF ha vinto 5 titoli su 5 finali (che la legge dei grandi numeri si scateni contro gli Ororosso proprio ora?) e i californiani sembrano gasatissimi (soprattutto dopo il lunghissimo oblio che li ha colpiti,  a parte qualche isolata fiammata, negli ultimi 19 anni).

Quindi?

Quindi la ragione direbbe che la partita finirà con punteggio relativamente basso (una quarantina di punti totali tra le due) a favore di SF ma si sa che il Super Bowl alle volte va oltre la razionalità e non si sa mai che Ray Lewis non rischi di diventare MVP della finale proprio all’ultima partita della carriera (se lo diventa Flacco sono pronto a fare pubblica ammenda).

Sdeeeoong!

Quando venne dato alle stampe “Splinter” la critica riversò tanto di quel letame sugli Sneaker Pimps che evidentemente il povero Chris Corner ne venne così scosso che i titoli successivi (pure con l’attuale progetto IAMX) si allontanarono (definitivamente?) dalle atmosfere così “retrodarkeggianti” di quel disco.

Non so se i giornalisti che ora rimproverano (e raccomandano un ritorno alle sonorità pre”Bloodsport”…sic!) il nostro di essersi concesso troppe licenze easylistening  negli ultimi due singoli (che precedono l’uscita di un nuovo disco a Marzo) sono gli stessi spalatori di allora (ma mi sa tanto di si) e non so nemmeno se sono gli stessi che, per fare un esempio di attualità, tentano di far passare come innovativo il “sound”(?) degli Swans (roba che venti anni fa un mio amico, ora oltre oceano, catalogò come “nata vecchia” e non dico altro) denotando un’evidente mancanza di cultura per quel che riguarda la (vera) musica d’avanguardia ma so solo che qualcuno anni fa mi disse che ci voleva una certa maturità (e sensibilità) per apprezzare un disco come “Splinter”. Io che ho sempre allontanato da me certe idee vagamente snob riascoltandolo in questi giorni devo dire che era ed è vero.

Purtroppo nessuno domanderà scusa pronto a celarsi dietro al nuovo fenomeno del momento ed invocando presunte rivoluzioni (i danni che il Punk ha fatto “rimbombano” anche ora) atte solo a celare una disarmante incompetenza di fondo e un camaleontico allinearsi all’andazzo (e comunque occhio che il Claypool di oggi potrebbe essere lo, come va di moda scrivere, Harris di domani).

Il Lungo Addio: 2 Recensioni

Dylan Dog N. 74: “Il Lungo Addio” (Ita) Novembre 1992, Sergio Bonelli Editore

Soggetto: Mauro Marcheselli

Sceneggiatura: Tiziano Sclavi

Disegni: Carlo Ambrosini

Copertina: Angelo Stano

 

Tra tutti i numeri di Dylan Dog “Il Lungo Addio” è probabilmente il meno rappresentativo e considerando che il personaggio non è mai stato recensito su queste pagine avrei dovuto sceglierne un’altro ma, si sa, io ragiono più di torace che di cranio e nonostante non sia “cerebralmente” nemmeno il mio preferito della serie (che sono ad ex aequo il numero 61 “Terrore dall’Infinito” ed il 125 “Tre per Zero”) ho scelto di seguire il miocardio e parlare di questo numero dal titolo “chandleriano”: a voi giudicare poi la validità della mia scelta.

Prima però parlami un pochino di Dylan Dog:

Dylan Dog nasce a metà anni ‘80 dalla fantasia di Tiziano Sclavi e viene pubblicato (con le fattezze di Rupert Everett per la prima volta a fine ‘86 dalla”Sergio Bonelli Editore”, casa italiana specializzata in mensili a fumetti (“Tex” su tutti) e dalla stessa è tutt’ora curato attraverso una serie mensile (che presenta ben tre ristampe) ed un innumerevole numero di edizioni extra la serie ufficiale (“Gigante”, “Almanacco”,”Speciale” etc. etc.). Vive a Londra insieme al fedele Groucho, è un investigatore privato (si occupa di casi “particolari”: la dizione ufficiale è “Indagatore dell’Incubo”) è un donnaiolo impenitente, anche se lui dichiara di innamorarsi ogni volta, ed è diventato per almeno due generazioni (soprattutto per chi tra gli ‘80 e i ‘90  era “gggiuovane”) un vero simbolo (come lo era stato il già citato “Tex” per le generazioni precedenti) tanto da esser stato oggetto di attenzioni particolari da parte di stampa, media ma anche da parte di sociologi, psicologi e mondo acacdemico vario: per non parlare dei molti tentativi di censura avvenuti nel primo lustro di vita che scatenarono il leggendario n.69 (ma si sa: tette, culi ed esecuzioni in televisione benissimo, un pò di splatter in carta stampata meno…) e che purtroppo ebbero una ricaduta nello stile visto che con il tempo contenuti e disegni divennero sempre più “blandi” in un progressivo (se pur lento e con la complicità del parziale abbandono di Sclavi dal ruolo di soggettista e disegnatore) decadimento che arrivò alla scarsa qualità di questi ultimi anni: ma almeno fino al ‘97 è doveroso parlare di “opera sorprendente”.

Soprendente per la forza del personaggio: sospeso tra il ruolo di perdente ed eterno sognatore e quello di duro da noir. Per le storie: ricche di spunti non solo orrorifici ma anche di richiami intimisti e/o di attualità (e non parliamo del meraviglioso universo citazionista, a tutto campo, creato da Sclavi). Per i personaggi di contorno, tutti azzeccatissimi: oltre a Groucho si devono nominare per forza Bloch, Wells e la Trelkowsky e non dimentichiamo la serie di abilissimi disegnatori che si sono impegnati negli anni: Claudio Villa, Angelo Stano, Corrado Roi, Bruno Brindisi e altri di grandissimi che magari sto dimenticando…

“Il Lungo Addio”: Una Recensione “Seria”

Un giorno si presenta alla porta di Dylan Dog una persona particolare: Marina Kimball.

Marina non ha casi da proporre all’indagatore dell’incubo ma si è semplicemente persa e ha bisogno di Dylan Dog per ritornare a Moonlight: il suo piccolo paese. Dylan Dog sconcertato capirà che di fronte ha il suo grande amore adolescenziale e non esiterà a riaccompagnarla a casa in un viaggio che si rivelerà un’esperienza catartica volta a sondare i turbamenti stessi (con tutti i suoi contrasti) del giovane Dylan (e passatemi la citazione…).

Dicevamo che “Il Lungo Addio” è un numero poco rappresentativo e le ragioni essenzialmente sono che è l’unico (almeno in quegli anni) a non aver nessun legame con vicende che si possano accostare al mondo dell’Horror, è l’unico dove si vede il protagonista quando era un ragazzino e soprattutto è l’unico senza nemmeno una delle famose freddure di Groucho. Tutte queste peculiarità si devono al fatto che gli autori (Marcheselli e Sclavi) volevano dare ancor più unicità ad una vicenda che già di per se (essendo puramente una storia d’amore) era una mosca bianca e praticamente fuori dal tipico contesto del fumetto.

A scanso di equivoci il numero “74” non ha nulla di melenso in se: i sentimenti sono rappresentati “crudamente”, senza sconti, con quella ruvidezza che solo l’adolescenza (nel suo essere integralista per definizione) può permettersi: in un certo senso è molto più violenta la civetteria di Marina che non le centinaia di scene splatter viste fino allora nella serie. Questa purezza d’intenzioni è la parte affascinante del tutto, quella che cattura: le paure della giovinezza (splendida la scena in cui Dyland Dog vede l’orrore che è intrinseco nell’invecchiare, le inquietudini nel vedersi diversi e la stessa forza dicotomica che spinge ad esserlo per forza, la non accettazione di se e il voler non essere escluso da nessun “meraviglioso” universo sono le varie tematiche proposte con una semplicità disarmante che dimostra un’abilità poetica non indifferente ed una capacità assertiva nel riuscire a narrare sentimenti universali senza esser mai banali.

E’ impossibile leggere “Il Lungo Addio” e non percepire che si sta narrando qualcosa che appartiene a tutti quanti e che però per tutti rimane intimo. Come ritrovare un ricordo di gioventù che si pensava perso e scoprirne il cambiamento di significato: da cosa preziosa a cimelio da conservare ognuno nel proprio Sacrario…

“Il Lungo Addio”: Un pensiero illogico di Mo.

La Fragilità è la cosa più terrorizzante: nulla è più pericoloso di un essere indifeso. Quando si è giovani non lo si capisce, quando si è vecchi si rimpiange di non aver affrontato il mostro. Come San Giorgio contro il Drago. Perchè e’ il profumo stesso di un’anima da salvare che può portarti alla perdizione e li nessun dio potrà mai salvarti sia che tu ne sia consapevole sia che tu venga ingannato da una parvenza di purezza.

Ogni giorno che passa lento ed ogni altro che se ne va via veloce è pieno di trabochetti ed insidie: e la belva è bravissima a nascondersi pure dietro ad un malinconico sorriso. Ed è divertente come al tramontare del sole si venga travolti dalla nostalgia del pericolo e si vorrebbe tornare indietro ad affrontarlo nel suo, oscuro, antro…e magari un millennio dopo ritrovarlo e accorgersi che si trattava solo di un malconcio agnellino. Ma quando si è giovani lo sguardo è portato ad essere facilmente ingannato mentre tutti gli altri ridono.

Vedere la bellezza e uscirne vivi è cosa da serbare come nella propria aiuola per non farla sfiorire: ma quanto rimpiangi quella pianta carnivora travestita da margherita?

C.G. (Girlanachronism)

A Volte Ritornano (LXXII)

(20-11-2009)

In ordine alfabetico i miei 10 libri preferiti degli anni “0”. Non ho fatto distinzioni tra romanzi, saggi e racconti: sono quelli che mi hanno “dato” di più in senso generale e basta.

“American Gods” (Id.), 2001 Neil Gaiman (Gbr) Romanzo

“Baudolino”, 2000 Umberto Eco (Ita) Romanzo

“Choke” (“Soffocare”),  2001 Chuck Palahniuk (U.S.A.) Romanzo

“Il Matematico Impertinente”, 2005 Piergiorgio Odifreddi (Ita) Saggio

“Le Dictateur et le Hamac” (“Ecco la Storia”), 2003 Daniel Pennac, (Fra) Romanzo

“Män som hatar kvinnor” (“Uomini che odiano le donne”), 2005 Stieg Larsson (Sve) Romanzo

“Manituana”, 2007 Wu Ming (Ita) Romanzo

“Técnicas de masturbación entre Batman y Robin” (“Tecniche di Masturbazione tra Batman e Robin”), 2004 Efraim Medina Reyes (Col) Racconti

“The Music of the Primes” (“L’Enigma dei Numeri Primi”), 2003 Marcus du Sautoy (Gbr) Saggio

“Umibe no Kafuka” (“Kafka sulla Spiaggia”), 2002 Haruki Murakami (Jpn) Romanzo

A Volte Ritornano (LXXI)

(17-02-2010)

Come promesso, tempo fa, ecco finalmente la lista dei miei 200 dischi preferiti dell’appena trascorsa decade: è stata un’impresa lunga perchè ho dovuto riascoltare circa un migliaio di dischi (negli ultimi 6 mesi) per fare una scrematura definitiva.

Il risultato è un insieme di nomi eterogeneo negli stili (dal Metal al Pop passando per Elettronica, Minimalismo, Folk, Dance etc. etc.) e nel target (qualche nome di nicchia ma anche qualche artista decisamente di massa, con tre-quattro nomi Mtviani che non ho nessuna paura ad inserire perchè credo che la qualità possa esserci anche in prodotti chart oriented). Ovviamente i parametri usati sono puramente personali (sensazioni, emozioni e ricordi…) ma assolutamente musicali (nel senso che non mi son lasciato influenzare da questioni “esterne” al concetto di qualità musicale che io considero “equo”).

Qualche artista è presente con più di un disco ma in tutto ci son più di 140 artisti “nominati”  (le nazioni di provenienza una ventina) quindi eterogeneità assoluta anche in questo aspetto: è ovvio che molti inserimenti possono sembrare assurdi in virtù anche di qualche esclusione “eccellente” (i primi nomi che mi vengon in mente sono Bjork, Queens of the Stone Age, Muse, The Strokes: vi assicuro che sono stati presi in considerazione ma proprio non son riuscito ad inserirli) ma me ne son abbastanza fregato dei giudizi della Critica, generalista o specializzata che sia. Poi ci son scelte fatte con il cuore “di fan”: tutti e tre gli album dei Maiden di questi anni “0” mi han emozionato quindi gli ho inseriti (se non fosse stato così gli avrei scartati come del resto ho fatto con 2 dei 6 della Amos: ho escluso per esempio dischi di artisti che amo moltissimo come Massive Attack, The Prodigy, Chemical Brothers perchè non ritenevo all’altezza) ma del resto la lista è mia e solo mia e non vuole aver intenti “demoscopici” o, peggio, “critici”: l’unica cosa che assicuro è che tutti e 200 dischi messi mi piacciono veramente e son li solo per quello.

La lista è divisa in tre parti: la prima riporta, in ordine di preferenza, i 10 dischi che più ho amato. La seconda, in ordine alfabetico (nome dell’artista, in caso di doppione per un artista l’ordine è quello cronologico dell’uscita del disco), presenta gli altri 40 che ritengo fondamentali. La terza, ancora in ordine alfabetico ed eventualmente cronologico, altri 150 dischi che ritengo meritevoli di esser ricordati.

I Primi 10

01) A Perfect Circle (U.S.A.) “Thirteenth Step” (2003)
02) Lamb (Gbr) “What Sound” (2001)
03) Porcupine Tree (Gbr) “Lightbulb Sun” (2000)
04) The Notwist (Ger) “Neon Golden” (2002)
05) IAMX (Gbr/Ger) “The Alternative” (2007)
06) The Dresden Dolls (U.S.A.) “Yes, Virginia” (2006)
07) Amanda Palmer (U.S.A.) “Who killed Amanda Palmer?” (2008)
08) Blackfield (Gbr/Isr) “Blackfield II” (2007)
09) Kate Bush (Gbr) “Aerial” (2005)
10) Portishead (Gbr) “Third” (2008)


I Secondi 40

A Perfect Circle (U.S.A.) “Mer de Noms” (2000)
Aimee Mann (U.S.A.) “Bachelor No. 2 or, the Last Remains of the Dodo” (2000)
Beth Orton (Gbr) “Daybreaker” (2002)
Bat for Lashes (Gbr) “Fur and Gold” (2006)
Blackfield (Gbr/Isr) “Blackfield” (2004)
Boards of Canada (Gbr) “Geogaddi” (2002)
Editors (Gbr) “An End has a Start” (2007)
Editors (Gbr) “In this Light and on this Evening” (2009)
Elbow (Gbr) “Cast of Thousands” (2003)
Fever Ray (Swe) “Fever Ray” (2009)
Hercules and Love Affair (U.S.A.) “Hercules and Love Affair” (2008)
Hooverphonic (Bel) “The Magnificent Tree” (2000)
IAMX (Gbr/Ger) “Kiss+Swallow” (2004)
IAMX (Gbr/Ger) “Kingdom of Welcome Addiction” (2009)
Imogen Heap (Gbr) “Speak for Yourself” (2005)
Iron Maiden (Gbr)”A Matter of Life and Death” (2006)
Ladytron (Gbr) “Velocifero” (2008)
Lamb (Gbr) “Between Darkness and Wonder” (2003)
Lou Rhodes (Gbr)”Bloom” (2007)
Marilyn Manson (U.S.A.) “Holy Wood (In The Shadow of the Valley of Death)” (2000)
MGMT (U.S.A) “Oracular Spectacular” (2007)
New Order (Gbr) “Waiting for the Siren’s Call” (2005)
Phoenix (Fra) “Wolfgang Amadeus Phoenix” (2009)
PJ Harvey (Gbr) “Stories from the City, Stories from the Sea” (2000)
Porcupine Tree (Gbr) “In Absentia” (2002)
Rammstein (Ger) “Reise Reise” (2004)
Regina Spektor (Rus/U.S.A.) “Soviet Kitsch” (2004)
Robots in Disguise (Gbr) “Get Rid!” (2005)
Röyksopp (Nor) “The Understanding” (2005)
Sneaker Pimps (Gbr) “Bloodsport” (2002)
Tegan and Sara (U.S.A.) “The Con” (2007)
The Dresden Dolls (U.S.A.) “The Dresden Dolls” (2003)
The Killers (U.S.A.) “Hot Fuss” (2004)
The Knife (Swe) “Deep Cuts” (2003)
The Notwist (Ger)”The Devil, You+Me” (2008)
Tool (U.S.A.) “Lateralus” (2001)
Tool (U.S.A.) “10,000 Days” (2006)
Tori Amos (U.S.A.) “Scarlet’s Walk” (2003)
Type 0 Negative (U.S.A.) “Dead Again” (2007)



Gli altri 150

AA.VV. (Ita) “Il Paese è Reale” (2009)
Aimee Mann (U.S.A.) “Lost in Space” (2002)
Air (Fra) “The Virgin Suicides” (2000)
Air (Fra) “Talkie Walkie” (2004)
Alias & Tarsier (U.S.A.) “Brookland/Oaklyn” (2006)
Amplifier (Gbr) “Amplifier” (2004)
Andrew WK (U.S.A.) “I Get Wet” (2001)
Antony and the Johnsons (Gbr) “I am a Bird Now” (2005)
Arcade Fire (Can) “Funeral” (2004)
Arcade Fire (Can) “Neon Bible” (2007)
Armin Van Buuren (Ndl) “Shivers” (2005)
Athlete (Gbr) “Tourist” (2005)
Athlete (Gbr) “Beyond the Neighbourhood” (2007)
Azure Ray (U.S.A.) “Hold on Love” (2003)
Basement Jaxx (Gbr) “Rooty” (2001)
Bat for Lashes (Gbr) “Two Suns” (2009)
Baustelle (Ita) “Sussidiario illustrato della Giovinezza” (2000)
Beth Gibbons & Rustin Man (Gbr) “Out of Season” (2002)
Beth Orton (Gbr) “Comfort of Strangers” (2006)
Bic Runga (Nzl) “Birds” (2005)
Bif Naked (Can/U.S.A.) “Superbeautifulmonster” (2005)
Blonde Redhead (U.S.A.) “Misery a Butterfly” (2004)
Boards of Canada (Gbr) “The Campfire Headphase” (2005)
Bruce Dickinson (Gbr) “Tyranny of Souls” (2005)
Bruce Springsteen (U.S.A.) “The Rising” (2002)
Charlotte Gainsbourg (Fra) “5:55” (2006)
Charlotte Martin (U.S.A.) “On Your Shore” (2004)
Coldplay (Gbr) “X & Y” (2005)
Coldplay (Gbr) “Viva la Vida or Death and all his Friends” (2008)
Daft Punk (Fra) “Discovery” (2001)
Daft Punk (Fra) “Human after All” (2005)
Damien Rice (Eir) “0” (2002)
Damien Rice (Eir) “9” (2006)
Death in Vegas (Gbr) “Scorpio Rising” (2002)
Depeche Mode (Gbr) “Exciter” (2001)
Dolores O’Riordan (Eir) “Are You Listening?” (2007)
Dream Theater (U.S.A.) “Train of Thought” (2003)
Edie Brickell (U.S.A.) “Volcano” (2003)
Editors (Gbr) “The Back Room” (2005)
Eels (U.S.A.) “Daisies of the Galaxy” (2000)
Elbow (Gbr) “Leaders of the Free World” (2005)
Elbow (Gbr) “The Seldom seen Kid” (2008)
Emilie Autumn (U.S.A.) “Opheliac” (2006)
Emilie Autumn (U.S.A.) “Laced/Unlaced” (2007)
Emilie Simon (Fra) “La Marche de l’empereur” (2005)
Empire of the Sun (Aus) “Walking on a Dream” (2009)
Evanescence (U.S.A.) “Fallen” (2003)
Francesco de Gregori (Ita) “Amore nel Pomeriggio” (2001)
Franco Battiato (Ita) “Ferro Battuto” (2001)
Frou Frou (Gbr) “Details” (2002)
Gabriel & Dresden (U.S.A.) “Gabriel & Dresden” (2006)
Goldfrapp (Gbr) “Felt Mountain” (2000)
Goldfrapp (Gbr) “Black Cherry” (2003)
Goldfrapp (Gbr) “Supernature” (2005)
Goldfrapp (Gbr) “Seventh Tree” (2008)
Gnarls Barkley (U.S.A.) “St.Elsewhere” (2006)
Gwen Stefani (U.S.A.) “Love, Angel, Music, Baby” (2004)
Imogen Heap (Gbr) “Ellipse” (2009)
Indochine (Fra) “Paradize” (2002)
Iron Maiden (Gbr) “Brave New World” (2000)
Iron Maiden (Gbr) “Dance of Death” (2003)
Keren Ann (Isr) “Not Going Anywhere” (2003)
Kirsty MacColl (Gbr) “Tropical Brainstorm” (2000)
Ladyhawke (Nzl) “Ladyhawke” (2008)
Ladytron (Gbr) “604” (2001
Ladytron (Gbr) “Light & Magic” (2002)
Ladytron (Gbr) “Witching Hour” (2005)
Lou Rhodes (Gbr) “Beloved One” (2006)
Madonna (U.S.A.) “Music” (2000)
Manu Chao (Fra) “Pròxima Estaciòn: Esperanza” (2001)
Mastodon (U.S.A.) “Leviathan” (2004)
Mastodon (U.S.A.) “Crack the Skye” (2009)
Meganoidi (Ita) “Outside the Loop, Stupendo Sensation” (2003)
Mercury Rev (U.S.A.) “All is Dream” (2001)
Missy Higgins (Aus) “On a Clear Night” (2007)
Mogwai (Gbr) “Mr. Beast” (2006)
Murderdolls (U.S.A.) “Beyond the Valley of the Murderdolls” (2002)
Nada (Ita) “Luna in Piena” (2007)
Nelly Furtado (Can) “Whoa, Nelly!” (2000)
Nelly Furtado (Can) “Loose” (2006)
New Order (Gbr) “Get Ready” (2005)
Nick Cave and the Bad Seeds (Aus) “Nocturama” (2003)
Nine Inch Nails (U.S.A.) “Year Zero” (2007)
Nine Inch Nails (U.S.A.) “Ghosts I-IV” (2008)
Noir Dèsir (Fra) “des Visages des Figures” (2001)
One EskimO (U.S.A.) “All Baloons” (2009)
Oomph! (Ger) “Wahrheit oder Pflicht” (2004)
Outkast (U.S.A.) “Stankonia” (2000)
Outkast (U.S.A.) “Speakerboxxx/The Love Below” (2003)
Papa Roach (U.S.A.) “Infest” (2000)
Peter Gabriel (Gbr) “Up” (2002)
Phoenix (Fra) “It’s never been Like That” (2006)
Placebo (Gbr) “Black Market Music” (2000)
Placebo (Gbr) “Sleeping with Ghosts” (2003)
Planet Funk (Ita) “Non Zero Sumness” (2002)
Porcupine Tree (Gbr) “Fear of a Blank Planet” (2007)
Porcupine Tree (Gbr) “The Incident” (2009)
Primal Scream (Gbr) “XTRMNTR” (2000)
Prince (U.S.A.) “Musicology” (2004)
Pulp (Gbr) “We Love Life” (2001)
Puscifer (U.S.A.)”V is for Vagina” (2007)
R.E.M. (U.S.A.) “Reveal” (2001)

Radiohead (Gbr) “Kid A” (2000)Raffaela DeStefano (Ita) “Filologica” (2008)
Rammstein (Ger) “Mutter” (2001)
Regina Spektor (Rus/U.S.A.) “Begin to Hope” (2006)
Robots in Disguise (Gbr) “We’re in the Muzic Biz” (2008)
Röyksopp (Nor) “Melody A.M.” (2001)
Rufus Wainwright (Can/U.S.A.) “Poses” (2001)
Rufus Wainwright (Can/U.S.A.) “Want One” (2003)
Samuele Bersani (Ita) “L’aldiquà” (2006)
Sarah McLachlan (Can) “Afterglow” (2003)
Saul Williams (U.S.A.) “The Inevitable Rise and Liberation of Niggy Tardust” (2007)
Scissor Sisters (U.S.A.) “Scissor Sisters” (2004)
Scissor Sisters (U.S.A.) “Ta-Dah” (2006)
Shania Twain (Can) “Up! (2002)
Slipknot (U.S.A.) “Iowa” (2001)
Soap & Skin (Aut) “Lovetune for Vacuum” (2009)
Sophie Ellis-Bextor (Gbr) “Trip the Light Fantastic” (2007)
Stereophonics (Gbr) “Just Enough Education to Perform” (2001)
Stereophonics (Gbr) “You Gotta Go There to Come Back” (2003)
Stereophonics (Gbr) “Language. Sex. Violence. Other?” (2005)
Steven Wilson (Gbr) “Insurgentes” (2008)
Tegan and Sara (U.S.A.) “So Jealous” (2004)
Tegan and Sara (U.S.A.) “Sainthood” (2009)
The Ark (Swe) “We are the Ark” (2000)
The Black Eyed Peas (U.S.A.) “Elephunk” (2003)
The Black Heart Procession (U.S.A.) “Amore del Tropico” (2002)
The Dandy Warhols (U.S.A.) “Thirteen Tales from Urban Bohemia” (2000)
The Darkness (Gbr) “Permission to Land” (2003)
The Killers (U.S.A.) “Day & Age” (2008)
The Knife (Swe) “Silent Shout” (2006)
The Music (Gbr) “The Music” (2002)
The White Stripes (U.S.A.) “Elephant” (2003)
Tiësto (Ndl) “Elements of Life” (2007)
Tori Amos (U.S.A.) “American Doll Posse” (2007)
Tori Amos (U.S.A./Gbr) “Abnormally Attracted to Sin” (2009)
Tori Amos (U.S.A./Gbr) “Midwinter Graces” (2009)
Tre Allegri Ragazzi Morti (Ita) “La Seconda Rivoluzione Sessuale” (2007)
Tribalistas (Brz) “Tribalistas” (2002)
Tricarico (Ita) “Tricarico” (2002)
Tricky (Gbr) “Blowback” (2001)
Tv On The Radio (U.S.A.) “Return to Cookie Mountain” (2006)
U2 (Eir) “No Line on the Horizon” (2009)
Vanessa Carlton (U.S.A.) “Be Not Nobody” (2002)
Vincent Gallo (U.S.A.) “When” (2001)
White Lies (Gbr) “To Lose my Life…” (2009)
Within Temptation (Ndl) “The Silent Force” (2004)
Wu-Tang Clan (U.S.A.) “The W” (2000)
Yeah Yeah Yeahs (U.S.A.) “Fever to Tell” (2003)
Zero 7 (Gbr) “Simple Things” (2001)

(30-08-2009)

Anche Emofiliaco ama la vita e DeBaser (Parte II)

Gia… se volete leggere la prima parte andate qui

Questo editoriale sarà letto da, poco meno, la metà dei visitatori di DeBaser. Di questa metà tre ottavi non lo capiranno (ma non per un loro limite ma perchè così va il mondo e così deve andare) mentre un ottavo lo traviserà irrimediabilmente (ma è un bene pure questo). Il 24% dei DeBaseriani (utenti e non) che l’avrà (o crederà di averlo) capito sarà ulteriormente diviso (in parti che però non son quantificabili perchè legate a motivi “eterei und qvasi celestiali”) tra chi lo deamerà, tra chi lo deodierà e tra chi gli starà deindifferente.

Trilussa scrisse che: “Da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’ anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perché c’è un antro che ne magna due”, e poco importa se, ragionandoci su, ste parole posson essere smontate semplicemente: sono vincenti, c’è poco da fare, imbattibili.

Sia chiaro: non c’entra nulla la cultura, l’intelligenza, od il titolo di studio di chi legge. La loro forza risiede nella semplicità e nell’immediatezza che emanano, tutti finiamo per esserne sedotti (belli e brutti, stupidi e colti, poveri e ricchi) a meno che non approfondiamo e facciamo le pulci parola per parola, lettera per lettera…

Diviso tra il “buonismo” e la “finta-educazione” in cui sono stato catalogato comincio a chiedermi se è proprio vero che: “Quando molti ti ripetono che sei un mostro alla fine cominci pure a crederci”. Sarà che io buono non lo sono (e probabilmente nemmeno umano) ed un certo equilibrio “social-espressivo” mi viene spontaneo (non sono un vile “poseur” insomma)  solo per deformazione professionale che la cosa non mi tange molto. Mi importerebbe molto di più che i miei scritti fossero compresi (compresi, non apprezzati: è diverso) ma purtroppo le cose (anche se Trilussa, a cui voglio, comunque, un bene dell’anima, nonostante tutto, dice il contrario) vanno come devono andare e quindi devo rassegnarmi al triste fato.

Un destino gramigno che spesso mi fa andare contro, pure,  ad un mio principio (di Pauschiana memoria) e cioè che: “Se hai pazienza tutti, prima o poi, ti mostrano la loro parte buona”.

Se riuscissi a dimostrare un collegamento statistico tra Randy Pausch e Carlo Salustri abbandonerei il mio “modus operandi”. Per ora rimango come sono: vedete voi se dovete averne paura.

Ps.: quanti, secondo voi, prima di arrivare qui avran capito che le statistiche citate all’inizio son messe a cazzo?

(01-06-2010)

(17-03-2010)