After the Pink. Under the Pink: Venti anni dopo.

C’è un po’ di confusione riguardo all’uscita di “Under the Pink”. In America uscì il 31 Gennaio 1994 mentre in Europa il ventinove era già bello in mostra nelle vetrine dei negozi di dischi.

Dal canto suo oggi Tori Amos nella sua pagina Facebook ufficiale ha ricordato l’anniversario quindi credo che la diatriba finisca qui.

Io me lo ricordo bene quel 29 Gennaio: quella copertina eterea, in netto contrasto con la claustrofobia dell’esordio, sospesa tra una Primavera extraplanetaria e un Autunno sotterraneo pareva prendere in giro il clima rigido che imperversava nel mio angolo di mondo. Mi ricordo soprattutto l’ansia dell’ascolto: un po’ non vedevo l’ora di conoscere quello che Tori mi aveva “donato” dopo il fulminante “Little Earthquakes” che da solo l’aveva posta in cima alle mie preferenze e un po’ avevo paura che quell’oggetto non avrebbe retto il confronto.  

Conoscevo già “Cornflake Girl” uscita come singolo (deflagrante: questa bizzarra canzone un po’ Folk e un po’ Pop con il suo fischiettio era riuscita a scuotere le classifiche di mezzo mondo) un paio di settimane prima e quindi un’idea me l’ero fatta. Ecco appunto.

Appunto perché la questione è ancora attuale: che disco è “Under the Pink”?

Ci sono persone che lo considerano come l’opera che ha definitivamente emancipato Tori Amos dall’essere l’erede designata (secondo i gusti degli astanti) qualche volta di Kate Bush, altre di Joni Mitchell. Ce ne sono altre che invece credono sia la definitiva conclusione dello svolazzare compulsivo di “Little Earthquakes” (e a dire il vero due anni dopo con le apocalissi blues di “Boys for Pele” una conferma sarebbe arrivata ma lì per lì mica potevo saperlo…).

Se lo chiedete a me ancora non riesco a rispondere: io so solo che è un album che inizia tra le grida sussurrate di “Pretty Good Year” e quel pianoforte ossessivo interrotto da un bridge (che poi tale non è…) graffiante e dissonante e finisce nella psicosi orchestrale di “Yes, Anastasia” (tutte le cantautrici venute dopo ancora ringraziano…) e in mezzo ci sono l’alea e la premeditazione che solo i grandi musicisti sanno mescolare. C’è una pace che è solo una tregua armata.

In un’intervista poco prima del tour lei semplicemente disse che amava decifrare e adorava essere decifrata e che tutto doveva partire dallo stomaco. Chiaro no?

Venti anni dopo molte cose sono cambiate e molte sono rimaste uguali ma molto di quello che sono lo devo al piano preparato di “Bells for Her” e all’ospitata di Trent Reznor in “Past the Mission”…

" I believe in peace, bitch, i believe in peace"

Mo.

Maiden o non più Maiden?

1) Sabato 10 Settembre 1988 a Modena (Festa dell’Unità-MoR) Seventh Tour of a Seventh Tour

2) Mercoledì 21 Novembre 1990 a Treviso (Palaverde di Villorba) No Prayer on the Road

3) Sabato 12 Settembre 1992 a Reggio nell’Emilia (Festa dell’Unità-MoR) Fear of the Dark Tour

 4) Domenica 9 Maggio 1993 a Milano (Assago Forum) Real Live Tour

 5) Sabato 2 Dicembre 1995 a Pordenone (Palasport) The X Factour

 6) Venerdì 19 Gennaio 1996 a Montichiari, Brescia (Palasport) The X Factour

 7) Martedì 5 Maggio 1998 a Milano (Palavobis) Virtual XI World Tour

 8) Giovedì 23 Settembre 1999 a Milano (Assago Forum) The Ed Hunter Tour

 9) Sabato 10 Giugno 2000 a Monza (Stadio Brianteo-GoM) Brave New World Tour

 10) Domenica 15 Giugno 2003 a Imola, Bologna (Autodromo-HJF) Give me head til i’m dead Tour

 11) Lunedì 27 Ottobre 2003 a Milano (Assago Forum) Dance of Death World Tour

 12) Domenica 12 Giugno 2005 a Uster-Zurigo, CH (Stadio-OA) Eddie Rips Up World Tour

 13) Sabato 2 Dicembre 2006 a Milano (Assago Forum) A Matter of Life and Death World Tour

 14) Venerdì 22 Dicembre 2006 a Londra, Gbr (Earls Court)  A Matter of Life and Death World Tour

 15) Giovedì 14 Giugno 2007 a Venezia (Parco San Giuliano-HJF) A Matter of Life and Death World Tour

 16) Venerdì 27 Giugno 2008 a Bologna (Arena Parco Nord-GoM) Somewhere Back in Time World Tour

 17) Martedì  17 Agosto 2010 a Codroipo, Udine (Villa Manin) The Final Frontier World Tour

 18) Venerdì 3 Giugno 2011 a Berlino, Ger (O2 World) The Final Frontier World Tour

 19) Sabato 25 Giugno 2011 a Imola, Bologna (Autodromo-Sonisphere) The Final Frontier World Tour

 

Nel momento che questo scritto sarà pubblicato su Tumblr i Maiden cominceranno a suonare al Sonisphere di Rhò. Io non ci sarò.

Ok, ok. Probabilmente è una di quelle notizie del tutto irrilevanti ma considerando che sarà il loro primo Tour in cui non potrò vedere nemmeno una data da quando ho l’età della “ragione” (cioè da quando qualcuno poteva accompagnarmi finché non sono stato in grado di andare da solo) un post lo devo pur scrivere.

Innanzitutto le ragioni economiche non sono (anche se la cifra chiesta in questo periodo non è certo a buon mercato) la causa principale. Potrei dire che (basta guardare la lista sopra) ho “già dato” ma in realtà io, di tour dei Maiden, alla fine non ne ho mai abbastanza (anche se sono almeno dieci anni che dico “questo sarà l’ultimo concerto che vado a vedere”).  Potrei anche appellarmi al posto infame (un parcheggio in quel di Rhò) scelto dagli organizzatori del Festival e, in effetti, già mi avvicino molto alla concausa ma in passato non ho esitato a scegliere trasferte impegnative pur di vedermeli in luoghi almeno un po’ “confortevoli” (quest’anno proprio non ho la possibilità “fisica” di poter scegliere).

Scorrendo le varie date europee di questo Tour (che guarda caso, è la riproposizione, con il taglio di “Still Life”, altra nota dolente che in un certo senso mi ha tolto un po’ di entusiasmo, del primo cui ho assistito nel 1988) scopro:

-6 date in Germania di cui solo due in un festival

-3 in Spagna ma almeno una non in un festival

-2 in Francia di cui una non in un festival

-2 in Polonia di cui nessuna in un festival (come la Polonia pure la Svezia e la Russia)

-1 e non in un festival in Portogallo, Olanda, Svizzera, Finlandia, Romania, Turchia, Repubblica Ceca e Croazia.

Insomma come in Italia con un’unica data e per di più in un festival ci sono l’Austria, la Slovacchia e il Belgio quindi tutti paesi in cui i fans possono facilmente ripiegare tra Germania, Francia, e altri confinanti.

Ci sarebbe pure la Gran Bretagna nella stessa situazione ma lì si parla di Donington e quindi di un’istituzione in cui, tra le altre cose, i Maiden sono “di casa”.

Voi mi direte che un festival è una buona occasione per dare modo a più gente di accorrere a un evento ed io vi rispondo che l’O2 di Berlino ha una capacità di 17000 persone, quello di Amburgo 16000 e se andiamo in Francia Bercy ne ospita 17000. In Italia Forum e PalaLottomatica arrivano a 12000 se è tanto, ma non so nemmeno se le motivazioni siano logistiche, oppure causate dal fatto che ormai l’Italia sia diventata un paese d’interesse secondario da visitare al massimo con dietro la copertura organizzativa di altri (tra le altre cose il Sonisphere non è nemmeno una produzione italiana).  Il problema è che nel “mare grande” dei festival (e soprattutto in Italia) naviga gente che neanche si rende conto del privilegio cui sta assistendo: gente che è venuta per vedere il quarto-quinto gruppo in scaletta (di solito gruppuscoli insignificanti destinatari di un culto da parte di un’estrema, minoranza il cui passatempo principale è giustificare se stessa tramite i propri gusti) e che si lamenta che i Maiden portano via spazio alle realtà emergenti (s’invitano tali figuri a vedere quante band giovani sono state aiutate da Harris & Co. in questi anni), gente che viene solo per l’evento e passa tutta la giornata a ingozzarsi di birra (scadente) non facendo il minimo sforzo concettuale per immergersi nel sentimento allo stato brado che solo i Maiden sanno donare e poi a casa davanti a una tastiera farneticano di “show innocuo e gente poco partecipe”, luminari “de noaltri” che ancora non sono riusciti a capire che i Maiden sono fenomeno andato oltre alla musica e ancora farneticano di “sentimenti adolescenziali”, fans frustrati di un certo gruppo metal che invocano il ritorno di un mediocre ex componente (e non si capacitano di come possa essersi ridotto a far da spalla agli odiati Maiden) quando “in casa” il sostituto è ottomila volte meglio. Ecco io non voglio più mescolarmi con questi individui e solo un concerto non festivaliero mi permetterebbe ciò (che poi è ben evidente che questo sia un problema solo italiano: i Maiden sono troppo “raffinati” per i gusti medi del belpaese e inevitabilmente suscitano invidie).

Dal mio punto di vista il mondo dei fans si divide in vari gruppi e (escludendo i già citati che giustificano se stessi tramite i loro gusti) sostanzialmente si dividono tra quelli che hanno la fortuna di aver visto invecchiare bene i loro idoli (altro esempio che mi viene in mente è Springsteen), quelli che al contrario hanno dovuto rassegnarsi a vederli grassi e decadenti a fare reality o pubblicità di assicurazioni auto e quelli che gli amati sono morti all’apice e quindi non sanno quale delle due strade avrebbero imboccato (“tranquillizzo” i fans dei Nirvana: sicuramente la seconda).

Lascio la questione aperta ai critici italiani che ancora non hanno capito la ragione del successo planetario dei Maiden e mi piacerebbe dir loro di tener pronto il cianuro ma purtroppo oramai questo paese è perso (sotto tutti i punti di vista) e non in grado di afferrarne la bellezza.

Dal mio punto di vista “Maiden England” è già pronto nel mio lettore DVD e girerà in contemporanea con il concerto di Rhò: so che Bruce e soci capiranno.

Harbowl

Ovviamente gli americani stanno già impazzendo per la sfida fratricida che le panchine di Ravens e 49ers proporanno per il prossimo Super Bowl.

Da un punto di vista squisitamente tecnico invece sarebbe stato più interessante vedere New England contro San Francisco: a rischio di fare brutte figure la sensazione è che i secondi contro Baltimore abbiamo la strada spianata per raggiungere Pittsburgh (6 SB) in cima alla classifica delle vincenti di questa manifestazione (in senso lato i 13 titoli di Green Bay ma anche i 9 di Chicago sono ancora lontani).

Invece la formazione capitanata da Brady rischia di diventare la più grande incompiuta (Buffalo Bills a parte ovviamente) della storia NFL perchè al di la dei 3 titoli vinti oltre ad aggiungere i 2 persi malamente contro i Giants (altre due sconfitte in finale sono da annoverare nell’era pre-Belichick) la franchigia ex Boston è alla seconda sconfitta in finale di Conference (terza totale) degli ultimi 13 anni: un periodo che l’ha vista per lunghi tratti dominante ma, vista l’età media della squadra, rischia di terminare con un bottino (i tre titoli appunto) relativamente scarso rispetto alle potenzialità espresse.

Che dire invece di Baltimore? Bella la rivincita (quasi di soli nervi e cuore) che si è presa contro New England, fa piacere per Ray Lewis all’ultima stagione abbia la possibilità di chiudere un cerchio (quasi) aperto 13 anni fa con il titolo vinto contro i Giants (notare come spesso la Storia ami ripetersi)  ma nonostante sembri essere in stato di grazia (ieri sera cosa che è stata confermata) Flacco non sembra essere QB da vincere un Super Bowl (ma magari sarò smentito).

L’incognita Kaepernick invece pesa sui 49ers perchè il ragazzo fino ad ora ha alternato cose pregevolissime (più sugli scramble che non sui lanci a dire il vero) ad alcune amnesie (lo stesso si può dire della formazione difensiva di San Francisco: ben più solida appare quella dei Ravens) ma la Storia dice che SF ha vinto 5 titoli su 5 finali (che la legge dei grandi numeri si scateni contro gli Ororosso proprio ora?) e i californiani sembrano gasatissimi (soprattutto dopo il lunghissimo oblio che li ha colpiti,  a parte qualche isolata fiammata, negli ultimi 19 anni).

Quindi?

Quindi la ragione direbbe che la partita finirà con punteggio relativamente basso (una quarantina di punti totali tra le due) a favore di SF ma si sa che il Super Bowl alle volte va oltre la razionalità e non si sa mai che Ray Lewis non rischi di diventare MVP della finale proprio all’ultima partita della carriera (se lo diventa Flacco sono pronto a fare pubblica ammenda).

Sdeeeoong!

Quando venne dato alle stampe “Splinter” la critica riversò tanto di quel letame sugli Sneaker Pimps che evidentemente il povero Chris Corner ne venne così scosso che i titoli successivi (pure con l’attuale progetto IAMX) si allontanarono (definitivamente?) dalle atmosfere così “retrodarkeggianti” di quel disco.

Non so se i giornalisti che ora rimproverano (e raccomandano un ritorno alle sonorità pre”Bloodsport”…sic!) il nostro di essersi concesso troppe licenze easylistening  negli ultimi due singoli (che precedono l’uscita di un nuovo disco a Marzo) sono gli stessi spalatori di allora (ma mi sa tanto di si) e non so nemmeno se sono gli stessi che, per fare un esempio di attualità, tentano di far passare come innovativo il “sound”(?) degli Swans (roba che venti anni fa un mio amico, ora oltre oceano, catalogò come “nata vecchia” e non dico altro) denotando un’evidente mancanza di cultura per quel che riguarda la (vera) musica d’avanguardia ma so solo che qualcuno anni fa mi disse che ci voleva una certa maturità (e sensibilità) per apprezzare un disco come “Splinter”. Io che ho sempre allontanato da me certe idee vagamente snob riascoltandolo in questi giorni devo dire che era ed è vero.

Purtroppo nessuno domanderà scusa pronto a celarsi dietro al nuovo fenomeno del momento ed invocando presunte rivoluzioni (i danni che il Punk ha fatto “rimbombano” anche ora) atte solo a celare una disarmante incompetenza di fondo e un camaleontico allinearsi all’andazzo (e comunque occhio che il Claypool di oggi potrebbe essere lo, come va di moda scrivere, Harris di domani).

Il Lungo Addio: 2 Recensioni

Dylan Dog N. 74: “Il Lungo Addio” (Ita) Novembre 1992, Sergio Bonelli Editore

Soggetto: Mauro Marcheselli

Sceneggiatura: Tiziano Sclavi

Disegni: Carlo Ambrosini

Copertina: Angelo Stano

 

Tra tutti i numeri di Dylan Dog “Il Lungo Addio” è probabilmente il meno rappresentativo e considerando che il personaggio non è mai stato recensito su queste pagine avrei dovuto sceglierne un’altro ma, si sa, io ragiono più di torace che di cranio e nonostante non sia “cerebralmente” nemmeno il mio preferito della serie (che sono ad ex aequo il numero 61 “Terrore dall’Infinito” ed il 125 “Tre per Zero”) ho scelto di seguire il miocardio e parlare di questo numero dal titolo “chandleriano”: a voi giudicare poi la validità della mia scelta.

Prima però parlami un pochino di Dylan Dog:

Dylan Dog nasce a metà anni ‘80 dalla fantasia di Tiziano Sclavi e viene pubblicato (con le fattezze di Rupert Everett per la prima volta a fine ‘86 dalla”Sergio Bonelli Editore”, casa italiana specializzata in mensili a fumetti (“Tex” su tutti) e dalla stessa è tutt’ora curato attraverso una serie mensile (che presenta ben tre ristampe) ed un innumerevole numero di edizioni extra la serie ufficiale (“Gigante”, “Almanacco”,”Speciale” etc. etc.). Vive a Londra insieme al fedele Groucho, è un investigatore privato (si occupa di casi “particolari”: la dizione ufficiale è “Indagatore dell’Incubo”) è un donnaiolo impenitente, anche se lui dichiara di innamorarsi ogni volta, ed è diventato per almeno due generazioni (soprattutto per chi tra gli ‘80 e i ‘90  era “gggiuovane”) un vero simbolo (come lo era stato il già citato “Tex” per le generazioni precedenti) tanto da esser stato oggetto di attenzioni particolari da parte di stampa, media ma anche da parte di sociologi, psicologi e mondo acacdemico vario: per non parlare dei molti tentativi di censura avvenuti nel primo lustro di vita che scatenarono il leggendario n.69 (ma si sa: tette, culi ed esecuzioni in televisione benissimo, un pò di splatter in carta stampata meno…) e che purtroppo ebbero una ricaduta nello stile visto che con il tempo contenuti e disegni divennero sempre più “blandi” in un progressivo (se pur lento e con la complicità del parziale abbandono di Sclavi dal ruolo di soggettista e disegnatore) decadimento che arrivò alla scarsa qualità di questi ultimi anni: ma almeno fino al ‘97 è doveroso parlare di “opera sorprendente”.

Soprendente per la forza del personaggio: sospeso tra il ruolo di perdente ed eterno sognatore e quello di duro da noir. Per le storie: ricche di spunti non solo orrorifici ma anche di richiami intimisti e/o di attualità (e non parliamo del meraviglioso universo citazionista, a tutto campo, creato da Sclavi). Per i personaggi di contorno, tutti azzeccatissimi: oltre a Groucho si devono nominare per forza Bloch, Wells e la Trelkowsky e non dimentichiamo la serie di abilissimi disegnatori che si sono impegnati negli anni: Claudio Villa, Angelo Stano, Corrado Roi, Bruno Brindisi e altri di grandissimi che magari sto dimenticando…

"Il Lungo Addio": Una Recensione "Seria"

Un giorno si presenta alla porta di Dylan Dog una persona particolare: Marina Kimball.

Marina non ha casi da proporre all’indagatore dell’incubo ma si è semplicemente persa e ha bisogno di Dylan Dog per ritornare a Moonlight: il suo piccolo paese. Dylan Dog sconcertato capirà che di fronte ha il suo grande amore adolescenziale e non esiterà a riaccompagnarla a casa in un viaggio che si rivelerà un’esperienza catartica volta a sondare i turbamenti stessi (con tutti i suoi contrasti) del giovane Dylan (e passatemi la citazione…).

Dicevamo che “Il Lungo Addio” è un numero poco rappresentativo e le ragioni essenzialmente sono che è l’unico (almeno in quegli anni) a non aver nessun legame con vicende che si possano accostare al mondo dell’Horror, è l’unico dove si vede il protagonista quando era un ragazzino e soprattutto è l’unico senza nemmeno una delle famose freddure di Groucho. Tutte queste peculiarità si devono al fatto che gli autori (Marcheselli e Sclavi) volevano dare ancor più unicità ad una vicenda che già di per se (essendo puramente una storia d’amore) era una mosca bianca e praticamente fuori dal tipico contesto del fumetto.

A scanso di equivoci il numero “74” non ha nulla di melenso in se: i sentimenti sono rappresentati “crudamente”, senza sconti, con quella ruvidezza che solo l’adolescenza (nel suo essere integralista per definizione) può permettersi: in un certo senso è molto più violenta la civetteria di Marina che non le centinaia di scene splatter viste fino allora nella serie. Questa purezza d’intenzioni è la parte affascinante del tutto, quella che cattura: le paure della giovinezza (splendida la scena in cui Dyland Dog vede l’orrore che è intrinseco nell’invecchiare, le inquietudini nel vedersi diversi e la stessa forza dicotomica che spinge ad esserlo per forza, la non accettazione di se e il voler non essere escluso da nessun “meraviglioso” universo sono le varie tematiche proposte con una semplicità disarmante che dimostra un’abilità poetica non indifferente ed una capacità assertiva nel riuscire a narrare sentimenti universali senza esser mai banali.

E’ impossibile leggere “Il Lungo Addio” e non percepire che si sta narrando qualcosa che appartiene a tutti quanti e che però per tutti rimane intimo. Come ritrovare un ricordo di gioventù che si pensava perso e scoprirne il cambiamento di significato: da cosa preziosa a cimelio da conservare ognuno nel proprio Sacrario…

"Il Lungo Addio": Un pensiero illogico di Mo.

La Fragilità è la cosa più terrorizzante: nulla è più pericoloso di un essere indifeso. Quando si è giovani non lo si capisce, quando si è vecchi si rimpiange di non aver affrontato il mostro. Come San Giorgio contro il Drago. Perchè e’ il profumo stesso di un’anima da salvare che può portarti alla perdizione e li nessun dio potrà mai salvarti sia che tu ne sia consapevole sia che tu venga ingannato da una parvenza di purezza.

Ogni giorno che passa lento ed ogni altro che se ne va via veloce è pieno di trabochetti ed insidie: e la belva è bravissima a nascondersi pure dietro ad un malinconico sorriso. Ed è divertente come al tramontare del sole si venga travolti dalla nostalgia del pericolo e si vorrebbe tornare indietro ad affrontarlo nel suo, oscuro, antro…e magari un millennio dopo ritrovarlo e accorgersi che si trattava solo di un malconcio agnellino. Ma quando si è giovani lo sguardo è portato ad essere facilmente ingannato mentre tutti gli altri ridono.

Vedere la bellezza e uscirne vivi è cosa da serbare come nella propria aiuola per non farla sfiorire: ma quanto rimpiangi quella pianta carnivora travestita da margherita?

C.G. (Girlanachronism)

A Volte Ritornano (LXXII)

(20-11-2009)

In ordine alfabetico i miei 10 libri preferiti degli anni “0”. Non ho fatto distinzioni tra romanzi, saggi e racconti: sono quelli che mi hanno “dato” di più in senso generale e basta.

"American Gods" (Id.), 2001 Neil Gaiman (Gbr) Romanzo

"Baudolino", 2000 Umberto Eco (Ita) Romanzo

"Choke" ("Soffocare"),  2001 Chuck Palahniuk (U.S.A.) Romanzo

"Il Matematico Impertinente", 2005 Piergiorgio Odifreddi (Ita) Saggio

"Le Dictateur et le Hamac" ("Ecco la Storia"), 2003 Daniel Pennac, (Fra) Romanzo

"Män som hatar kvinnor" ("Uomini che odiano le donne"), 2005 Stieg Larsson (Sve) Romanzo

"Manituana", 2007 Wu Ming (Ita) Romanzo

"Técnicas de masturbación entre Batman y Robin" ("Tecniche di Masturbazione tra Batman e Robin"), 2004 Efraim Medina Reyes (Col) Racconti

"The Music of the Primes" ("L’Enigma dei Numeri Primi"), 2003 Marcus du Sautoy (Gbr) Saggio

"Umibe no Kafuka" ("Kafka sulla Spiaggia"), 2002 Haruki Murakami (Jpn) Romanzo

A Volte Ritornano (LXXI)

(17-02-2010)

Come promesso, tempo fa, ecco finalmente la lista dei miei 200 dischi preferiti dell’appena trascorsa decade: è stata un’impresa lunga perchè ho dovuto riascoltare circa un migliaio di dischi (negli ultimi 6 mesi) per fare una scrematura definitiva.

Il risultato è un insieme di nomi eterogeneo negli stili (dal Metal al Pop passando per Elettronica, Minimalismo, Folk, Dance etc. etc.) e nel target (qualche nome di nicchia ma anche qualche artista decisamente di massa, con tre-quattro nomi Mtviani che non ho nessuna paura ad inserire perchè credo che la qualità possa esserci anche in prodotti chart oriented). Ovviamente i parametri usati sono puramente personali (sensazioni, emozioni e ricordi…) ma assolutamente musicali (nel senso che non mi son lasciato influenzare da questioni “esterne” al concetto di qualità musicale che io considero “equo”).

Qualche artista è presente con più di un disco ma in tutto ci son più di 140 artisti “nominati”  (le nazioni di provenienza una ventina) quindi eterogeneità assoluta anche in questo aspetto: è ovvio che molti inserimenti possono sembrare assurdi in virtù anche di qualche esclusione “eccellente” (i primi nomi che mi vengon in mente sono Bjork, Queens of the Stone Age, Muse, The Strokes: vi assicuro che sono stati presi in considerazione ma proprio non son riuscito ad inserirli) ma me ne son abbastanza fregato dei giudizi della Critica, generalista o specializzata che sia. Poi ci son scelte fatte con il cuore “di fan”: tutti e tre gli album dei Maiden di questi anni “0” mi han emozionato quindi gli ho inseriti (se non fosse stato così gli avrei scartati come del resto ho fatto con 2 dei 6 della Amos: ho escluso per esempio dischi di artisti che amo moltissimo come Massive Attack, The Prodigy, Chemical Brothers perchè non ritenevo all’altezza) ma del resto la lista è mia e solo mia e non vuole aver intenti “demoscopici” o, peggio, “critici”: l’unica cosa che assicuro è che tutti e 200 dischi messi mi piacciono veramente e son li solo per quello.

La lista è divisa in tre parti: la prima riporta, in ordine di preferenza, i 10 dischi che più ho amato. La seconda, in ordine alfabetico (nome dell’artista, in caso di doppione per un artista l’ordine è quello cronologico dell’uscita del disco), presenta gli altri 40 che ritengo fondamentali. La terza, ancora in ordine alfabetico ed eventualmente cronologico, altri 150 dischi che ritengo meritevoli di esser ricordati.

I Primi 10

01) A Perfect Circle (U.S.A.) “Thirteenth Step” (2003)
02) Lamb (Gbr) “What Sound” (2001)
03) Porcupine Tree (Gbr) “Lightbulb Sun” (2000)
04) The Notwist (Ger) “Neon Golden” (2002)
05) IAMX (Gbr/Ger) “The Alternative” (2007)
06) The Dresden Dolls (U.S.A.) “Yes, Virginia” (2006)
07) Amanda Palmer (U.S.A.) “Who killed Amanda Palmer?” (2008)
08) Blackfield (Gbr/Isr) “Blackfield II” (2007)
09) Kate Bush (Gbr) “Aerial” (2005)
10) Portishead (Gbr) “Third” (2008)


I Secondi 40

A Perfect Circle (U.S.A.) “Mer de Noms” (2000)
Aimee Mann (U.S.A.) “Bachelor No. 2 or, the Last Remains of the Dodo” (2000)
Beth Orton (Gbr) “Daybreaker” (2002)
Bat for Lashes (Gbr) “Fur and Gold” (2006)
Blackfield (Gbr/Isr) “Blackfield” (2004)
Boards of Canada (Gbr) “Geogaddi” (2002)
Editors (Gbr) “An End has a Start” (2007)
Editors (Gbr) “In this Light and on this Evening” (2009)
Elbow (Gbr) “Cast of Thousands” (2003)
Fever Ray (Swe) “Fever Ray” (2009)
Hercules and Love Affair (U.S.A.) “Hercules and Love Affair” (2008)
Hooverphonic (Bel) “The Magnificent Tree” (2000)
IAMX (Gbr/Ger) “Kiss+Swallow” (2004)
IAMX (Gbr/Ger) “Kingdom of Welcome Addiction” (2009)
Imogen Heap (Gbr) “Speak for Yourself” (2005)
Iron Maiden (Gbr)”A Matter of Life and Death” (2006)
Ladytron (Gbr) “Velocifero” (2008)
Lamb (Gbr) “Between Darkness and Wonder” (2003)
Lou Rhodes (Gbr)”Bloom” (2007)
Marilyn Manson (U.S.A.) “Holy Wood (In The Shadow of the Valley of Death)” (2000)
MGMT (U.S.A) “Oracular Spectacular” (2007)
New Order (Gbr) “Waiting for the Siren’s Call” (2005)
Phoenix (Fra) “Wolfgang Amadeus Phoenix” (2009)
PJ Harvey (Gbr) “Stories from the City, Stories from the Sea” (2000)
Porcupine Tree (Gbr) “In Absentia” (2002)
Rammstein (Ger) “Reise Reise” (2004)
Regina Spektor (Rus/U.S.A.) “Soviet Kitsch” (2004)
Robots in Disguise (Gbr) “Get Rid!” (2005)
Röyksopp (Nor) “The Understanding” (2005)
Sneaker Pimps (Gbr) “Bloodsport” (2002)
Tegan and Sara (U.S.A.) “The Con” (2007)
The Dresden Dolls (U.S.A.) “The Dresden Dolls” (2003)
The Killers (U.S.A.) “Hot Fuss” (2004)
The Knife (Swe) “Deep Cuts” (2003)
The Notwist (Ger)”The Devil, You+Me” (2008)
Tool (U.S.A.) “Lateralus” (2001)
Tool (U.S.A.) “10,000 Days” (2006)
Tori Amos (U.S.A.) “Scarlet’s Walk” (2003)
Type 0 Negative (U.S.A.) “Dead Again” (2007)



Gli altri 150

AA.VV. (Ita) “Il Paese è Reale” (2009)
Aimee Mann (U.S.A.) “Lost in Space” (2002)
Air (Fra) “The Virgin Suicides” (2000)
Air (Fra) “Talkie Walkie” (2004)
Alias & Tarsier (U.S.A.) “Brookland/Oaklyn” (2006)
Amplifier (Gbr) “Amplifier” (2004)
Andrew WK (U.S.A.) “I Get Wet” (2001)
Antony and the Johnsons (Gbr) “I am a Bird Now” (2005)
Arcade Fire (Can) “Funeral” (2004)
Arcade Fire (Can) “Neon Bible” (2007)
Armin Van Buuren (Ndl) “Shivers” (2005)
Athlete (Gbr) “Tourist” (2005)
Athlete (Gbr) “Beyond the Neighbourhood” (2007)
Azure Ray (U.S.A.) “Hold on Love” (2003)
Basement Jaxx (Gbr) “Rooty” (2001)
Bat for Lashes (Gbr) “Two Suns” (2009)
Baustelle (Ita) “Sussidiario illustrato della Giovinezza” (2000)
Beth Gibbons & Rustin Man (Gbr) “Out of Season” (2002)
Beth Orton (Gbr) “Comfort of Strangers” (2006)
Bic Runga (Nzl) “Birds” (2005)
Bif Naked (Can/U.S.A.) “Superbeautifulmonster” (2005)
Blonde Redhead (U.S.A.) “Misery a Butterfly” (2004)
Boards of Canada (Gbr) “The Campfire Headphase” (2005)
Bruce Dickinson (Gbr) “Tyranny of Souls” (2005)
Bruce Springsteen (U.S.A.) “The Rising” (2002)
Charlotte Gainsbourg (Fra) “5:55” (2006)
Charlotte Martin (U.S.A.) “On Your Shore” (2004)
Coldplay (Gbr) “X & Y” (2005)
Coldplay (Gbr) “Viva la Vida or Death and all his Friends” (2008)
Daft Punk (Fra) “Discovery” (2001)
Daft Punk (Fra) “Human after All” (2005)
Damien Rice (Eir) “0” (2002)
Damien Rice (Eir) “9” (2006)
Death in Vegas (Gbr) “Scorpio Rising” (2002)
Depeche Mode (Gbr) “Exciter” (2001)
Dolores O’Riordan (Eir) “Are You Listening?” (2007)
Dream Theater (U.S.A.) “Train of Thought” (2003)
Edie Brickell (U.S.A.) “Volcano” (2003)
Editors (Gbr) “The Back Room” (2005)
Eels (U.S.A.) “Daisies of the Galaxy” (2000)
Elbow (Gbr) “Leaders of the Free World” (2005)
Elbow (Gbr) “The Seldom seen Kid” (2008)
Emilie Autumn (U.S.A.) “Opheliac” (2006)
Emilie Autumn (U.S.A.) “Laced/Unlaced” (2007)
Emilie Simon (Fra) “La Marche de l’empereur” (2005)
Empire of the Sun (Aus) “Walking on a Dream” (2009)
Evanescence (U.S.A.) “Fallen” (2003)
Francesco de Gregori (Ita) “Amore nel Pomeriggio” (2001)
Franco Battiato (Ita) “Ferro Battuto” (2001)
Frou Frou (Gbr) “Details” (2002)
Gabriel & Dresden (U.S.A.) “Gabriel & Dresden” (2006)
Goldfrapp (Gbr) “Felt Mountain” (2000)
Goldfrapp (Gbr) “Black Cherry” (2003)
Goldfrapp (Gbr) “Supernature” (2005)
Goldfrapp (Gbr) “Seventh Tree” (2008)
Gnarls Barkley (U.S.A.) “St.Elsewhere” (2006)
Gwen Stefani (U.S.A.) “Love, Angel, Music, Baby” (2004)
Imogen Heap (Gbr) “Ellipse” (2009)
Indochine (Fra) “Paradize” (2002)
Iron Maiden (Gbr) “Brave New World” (2000)
Iron Maiden (Gbr) “Dance of Death” (2003)
Keren Ann (Isr) “Not Going Anywhere” (2003)
Kirsty MacColl (Gbr) “Tropical Brainstorm” (2000)
Ladyhawke (Nzl) “Ladyhawke” (2008)
Ladytron (Gbr) “604” (2001
Ladytron (Gbr) “Light & Magic” (2002)
Ladytron (Gbr) “Witching Hour” (2005)
Lou Rhodes (Gbr) “Beloved One” (2006)
Madonna (U.S.A.) “Music” (2000)
Manu Chao (Fra) “Pròxima Estaciòn: Esperanza” (2001)
Mastodon (U.S.A.) “Leviathan” (2004)
Mastodon (U.S.A.) “Crack the Skye” (2009)
Meganoidi (Ita) “Outside the Loop, Stupendo Sensation” (2003)
Mercury Rev (U.S.A.) “All is Dream” (2001)
Missy Higgins (Aus) “On a Clear Night” (2007)
Mogwai (Gbr) “Mr. Beast” (2006)
Murderdolls (U.S.A.) “Beyond the Valley of the Murderdolls” (2002)
Nada (Ita) “Luna in Piena” (2007)
Nelly Furtado (Can) “Whoa, Nelly!” (2000)
Nelly Furtado (Can) “Loose” (2006)
New Order (Gbr) “Get Ready” (2005)
Nick Cave and the Bad Seeds (Aus) “Nocturama” (2003)
Nine Inch Nails (U.S.A.) “Year Zero” (2007)
Nine Inch Nails (U.S.A.) “Ghosts I-IV” (2008)
Noir Dèsir (Fra) “des Visages des Figures” (2001)
One EskimO (U.S.A.) “All Baloons” (2009)
Oomph! (Ger) “Wahrheit oder Pflicht” (2004)
Outkast (U.S.A.) “Stankonia” (2000)
Outkast (U.S.A.) “Speakerboxxx/The Love Below” (2003)
Papa Roach (U.S.A.) “Infest” (2000)
Peter Gabriel (Gbr) “Up” (2002)
Phoenix (Fra) “It’s never been Like That” (2006)
Placebo (Gbr) “Black Market Music” (2000)
Placebo (Gbr) “Sleeping with Ghosts” (2003)
Planet Funk (Ita) “Non Zero Sumness” (2002)
Porcupine Tree (Gbr) “Fear of a Blank Planet” (2007)
Porcupine Tree (Gbr) “The Incident” (2009)
Primal Scream (Gbr) “XTRMNTR” (2000)
Prince (U.S.A.) “Musicology” (2004)
Pulp (Gbr) “We Love Life” (2001)
Puscifer (U.S.A.)”V is for Vagina” (2007)
R.E.M. (U.S.A.) “Reveal” (2001)

Radiohead (Gbr) “Kid A” (2000)Raffaela DeStefano (Ita) “Filologica” (2008)
Rammstein (Ger) “Mutter” (2001)
Regina Spektor (Rus/U.S.A.) “Begin to Hope” (2006)
Robots in Disguise (Gbr) “We’re in the Muzic Biz” (2008)
Röyksopp (Nor) “Melody A.M.” (2001)
Rufus Wainwright (Can/U.S.A.) “Poses” (2001)
Rufus Wainwright (Can/U.S.A.) “Want One” (2003)
Samuele Bersani (Ita) “L’aldiquà” (2006)
Sarah McLachlan (Can) “Afterglow” (2003)
Saul Williams (U.S.A.) “The Inevitable Rise and Liberation of Niggy Tardust” (2007)
Scissor Sisters (U.S.A.) “Scissor Sisters” (2004)
Scissor Sisters (U.S.A.) “Ta-Dah” (2006)
Shania Twain (Can) “Up! (2002)
Slipknot (U.S.A.) “Iowa” (2001)
Soap & Skin (Aut) “Lovetune for Vacuum” (2009)
Sophie Ellis-Bextor (Gbr) “Trip the Light Fantastic” (2007)
Stereophonics (Gbr) “Just Enough Education to Perform” (2001)
Stereophonics (Gbr) “You Gotta Go There to Come Back” (2003)
Stereophonics (Gbr) “Language. Sex. Violence. Other?” (2005)
Steven Wilson (Gbr) “Insurgentes” (2008)
Tegan and Sara (U.S.A.) “So Jealous” (2004)
Tegan and Sara (U.S.A.) “Sainthood” (2009)
The Ark (Swe) “We are the Ark” (2000)
The Black Eyed Peas (U.S.A.) “Elephunk” (2003)
The Black Heart Procession (U.S.A.) “Amore del Tropico” (2002)
The Dandy Warhols (U.S.A.) “Thirteen Tales from Urban Bohemia” (2000)
The Darkness (Gbr) “Permission to Land” (2003)
The Killers (U.S.A.) “Day & Age” (2008)
The Knife (Swe) “Silent Shout” (2006)
The Music (Gbr) “The Music” (2002)
The White Stripes (U.S.A.) “Elephant” (2003)
Tiësto (Ndl) “Elements of Life” (2007)
Tori Amos (U.S.A.) “American Doll Posse” (2007)
Tori Amos (U.S.A./Gbr) “Abnormally Attracted to Sin” (2009)
Tori Amos (U.S.A./Gbr) “Midwinter Graces” (2009)
Tre Allegri Ragazzi Morti (Ita) “La Seconda Rivoluzione Sessuale” (2007)
Tribalistas (Brz) “Tribalistas” (2002)
Tricarico (Ita) “Tricarico” (2002)
Tricky (Gbr) “Blowback” (2001)
Tv On The Radio (U.S.A.) “Return to Cookie Mountain” (2006)
U2 (Eir) “No Line on the Horizon” (2009)
Vanessa Carlton (U.S.A.) “Be Not Nobody” (2002)
Vincent Gallo (U.S.A.) “When” (2001)
White Lies (Gbr) “To Lose my Life…” (2009)
Within Temptation (Ndl) “The Silent Force” (2004)
Wu-Tang Clan (U.S.A.) “The W” (2000)
Yeah Yeah Yeahs (U.S.A.) “Fever to Tell” (2003)
Zero 7 (Gbr) “Simple Things” (2001)

(30-08-2009)

Anche Emofiliaco ama la vita e DeBaser (Parte II)

Gia… se volete leggere la prima parte andate qui

Questo editoriale sarà letto da, poco meno, la metà dei visitatori di DeBaser. Di questa metà tre ottavi non lo capiranno (ma non per un loro limite ma perchè così va il mondo e così deve andare) mentre un ottavo lo traviserà irrimediabilmente (ma è un bene pure questo). Il 24% dei DeBaseriani (utenti e non) che l’avrà (o crederà di averlo) capito sarà ulteriormente diviso (in parti che però non son quantificabili perchè legate a motivi “eterei und qvasi celestiali”) tra chi lo deamerà, tra chi lo deodierà e tra chi gli starà deindifferente.

Trilussa scrisse che: “Da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’ anno: e, se nun entra ne le spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perché c’è un antro che ne magna due”, e poco importa se, ragionandoci su, ste parole posson essere smontate semplicemente: sono vincenti, c’è poco da fare, imbattibili.

Sia chiaro: non c’entra nulla la cultura, l’intelligenza, od il titolo di studio di chi legge. La loro forza risiede nella semplicità e nell’immediatezza che emanano, tutti finiamo per esserne sedotti (belli e brutti, stupidi e colti, poveri e ricchi) a meno che non approfondiamo e facciamo le pulci parola per parola, lettera per lettera…

Diviso tra il “buonismo” e la “finta-educazione” in cui sono stato catalogato comincio a chiedermi se è proprio vero che: “Quando molti ti ripetono che sei un mostro alla fine cominci pure a crederci”. Sarà che io buono non lo sono (e probabilmente nemmeno umano) ed un certo equilibrio “social-espressivo” mi viene spontaneo (non sono un vile “poseur” insomma)  solo per deformazione professionale che la cosa non mi tange molto. Mi importerebbe molto di più che i miei scritti fossero compresi (compresi, non apprezzati: è diverso) ma purtroppo le cose (anche se Trilussa, a cui voglio, comunque, un bene dell’anima, nonostante tutto, dice il contrario) vanno come devono andare e quindi devo rassegnarmi al triste fato.

Un destino gramigno che spesso mi fa andare contro, pure,  ad un mio principio (di Pauschiana memoria) e cioè che: “Se hai pazienza tutti, prima o poi, ti mostrano la loro parte buona”.

Se riuscissi a dimostrare un collegamento statistico tra Randy Pausch e Carlo Salustri abbandonerei il mio “modus operandi”. Per ora rimango come sono: vedete voi se dovete averne paura.

Ps.: quanti, secondo voi, prima di arrivare qui avran capito che le statistiche citate all’inizio son messe a cazzo?